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STORIA DELLA FILOSOFIA
di
Marco Aquila & Federico Aquila

Lezione 1: Da Talete a Democrito

La filosofia nasce dal desiderio umano di trovare nel mondo, fisico e metafisico, una verità fondata, esatta, scientifica e ragionevole. Ma se questo è il punto di partenza, nella storia della filosofia è il punto di arrivo che spesso cambia. Ma partiamo dalle origini..

La filosofia nasce nell'antica Grecia, con quelli che verranno chiamati i pre-socratici. Lo scopo che i primissimi filosofi tentano di portare a termine è allo stesso tempo semplicistico e astratto: la ricerca dell'arkè, il principio alla basa del mondo. I presocratici, infatti, vedevano il mondo come realtà ordinata, fatta di regole e di leggi che dovevano avere una base divina (se ci pensate, è un'idea molto simile a quella della Provvidenza).

Il primo tra i filosofi che ricordiamo è Talete, famoso per essere riuscito a prevedere un'eclissi solare, che individua l'arkè in uno dei quattro elementi: l'acqua. Affermava infatti che l'acqua fosse presente in tutti gli oggetti, e fosse la causa prima di ogni movimento o legge fisica.
A continuare l'opera di Talete troviamo Anassimene che però non aggiunge molto di nuovo al percorso filosofico, ma dà una risposta molto simile a quella del suo precedente, affermando che il principio alla base di tutto è l'aria, poichè questa condensandosi e rarefacendosi origina gli altri elementi e dunque il mondo.

Il percorso verso l'Arkè arriva dunque a Pitagora e ai pitagorici (dalla scuola che prende il suo nome). I pitagorici infatti affermano che il principio primo, ovvero l'arkè, è il numero. Ogni oggetto dunque è misurabile in tutte le sue qualità e così anche il mondo. Per questa innovativa teoria sono stati definiti i creatori della matematica. Altre teorie straordinariamente moderne sono quelle relative alla metempsicosi (l'anima trasmigra in un altro corpo al momento della morte) e della sfericità della terra. Tra i pitagorici è degno di nota Aristarco, poi ripreso da Copernico, che fu il primo ad affermare la teoria eliocentrica.

Ma fin qui la filosofia, nonostante il suo ruolo già importante, pare abbastanza limitata, soprattutto nel suo metodo di ricerca della verità.
Ma con Eraclito giungiamo a un nuova visione del mondo e del principio. Questo filosofo si distingue per due importanti affermazioni. Nella prima Eraclito individua la causa prima nel Fuoco, ma non nel senso fisico. Al contrario il Fuoco è l'opposizione che differenzia un oggetto da un altro e li fa entrare in un conflitto naturale che vitalizza l'eterno divenire di tutto (da qui, panta rei). In parole semplici, è proprio l'opposizione che genera il moto; come un oggetto diventa freddo, un altro oggetto diverrà caldo e lo scontro tra questi genererà un altro moto.
Nella seconda invece parla di un Logos (termine riutilizzato anche dopo Eraclito), inteso come forma comunicativa tra Fuoco e Uomo. Il Logos coincide infatti con la verità depurata dall'opinione dell'uomo, dalle ambiguità e ovviamente dalle falsità.

Successivo a Eraclito, ma vicinissimo ad esso, è Parmenide, famoso per aver detto una frase apparentemente semplice: l'essere è, il non essere non è. Pazzo? No, perchè in questa frase si riassume l'intero pensiero del filosofo. Parmenide dà dunque una definizione di Essere, principio primo (arkè) di tutto ciò che è. Questo Essere secondo Parmenide è immutabile, poichè se fosse un divenire continuo sarebbe allora composto anche da non-essere. Il moto secondo il filosofo, è semplicemente un'illusione degli uomini, che identificano sbagliando l'arkè con il non-essere.

Così facendo Parmenide sfida i filosofi successivi. Tra quelli che risponderanno troviamo Empedocle, il quale tenta di risolvere il contrasto parmenideo con una teoria "elementale". Secondo Empedocle, la creazione e la distruzione degli oggetti è il frutto della combinazione tra i quattro elementi (terra, acqua, fuoco e aria) che definisce "radici". Le forze che muovono questi elementi sono due: una che li mescola, Amicizia, e una che li distingue, Contesa. A Empedocle, inoltre, vanno riconosciute le definizioni di "ciclicità" e "elemento".

Completamente diversa la teoria di Democrito, che invece individua l'Arkè negli Atomi. Questi sono indivisibili, impercettibili, immutabili ed eterni. La diversità del mondo è quindi generata dal numero infinito di combinazioni tra atomi mentre i fenomeni fisici sono la risultante della loro aggregazione. Inoltre Democrito afferma l'esistenza di un divenire, e da questa deriva l'esistenza del non-essere, inteso come assenza di atomi.

Il percorso verso l'Arkè arriva dunque a Pitagora e ai pitagorici (dalla scuola che prende il suo nome). I pitagorici infatti affermano che il principio primo, ovvero l'arkè, è il numero. Ogni oggetto dunque è misurabile in tutte le sue qualità e così anche il mondo. Per questa innovativa teoria sono stati definiti i creatori della matematica. Altre teorie straordinariamente moderne sono quelle relative alla metempsicosi (l'anima trasmigra in un altro corpo al momento della morte) e della sfericità della terra. Tra i pitagorici è degno di nota Aristarco, poi ripreso da Copernico, che fu il primo ad affermare la teoria eliocentrica.

In seguito, con la nascita della corrente sofistica, la cultura greca verrà rivoluzionata del tutto. E i filosofi non si concentreranno più sull'arkè nè sulla causa dell'ordine del mondo. Alla prossima lezione.

Lezione 2: I sofisti

Con la nascita della sofistica l’attenzione dei filosofi viene spostata dalla natura e dal cosmo all’uomo e alle sue esigenze.

Per comprendere appieno la corrente sofistica è necessario innanzitutto tracciare un quadro socio-culturale della Grecia del tempo.
Infatti a partire dal V secolo la Grecia sta vivendo un periodo di rapida trasformazione.Sta entrando in crisi il ceto aristocratico sotto la spinta sempre piu forte del ceto popolare che comincia ad affermare l’uguaglianza dei cittadini e quindi la democrazia.Atene è il centro e il promotore di questo cambiamento.Ed è proprio qui,nell’atene del V secolo,che si sviluppa il pensiero sofistico che si fonda principalmente sul pensiero politico democratico. Infatti a partire da questo momento tutti i cittadini possono partecipare alla vita politica della polis e i ceti emergenti hanno bisogno di essere educati alla politica e all’arte del persuadere come facevano gia i precettori per le classi aristocratiche.

I sofisti quindi erano dei veri e propri maestri di virtù che si facevano pagare per le loro lezioni; il loro era un vero e proprio mestiere con il quale si guadagnavano da vivere.per questo venivano malvisti dai contemporanei ma anche da filosofi successivi come lo stesso Socrate che infatti come sappiamo non amava farsi pagare per le sue lezioni.
Nonostante le numerose critiche ricevute,dobbiamo pero rivalutare la figura del sofista perché come precedentemente detto,essa nasce per un esigenza dei cittadini della polis e per il loro bisogno sempre piu grande di cultura.

Al centro del pensiero sofistico c’e lo studio della retorica,oltre naturalmente all’insegnamento delle leggi, della morale e dei sistemi politici del tempo.I sofisti perciò educavano i giovani a diventare veri e propri cittadini attivi,ma per essere buoni cittadini bisognava anche saper convincere ed è per questo che la retorica ricopre un ruolo fondamentale nell’insegnamento.

Andiamo ora a tracciare i punti fondamenti dell’insegnamento sofistico:

- Per i sofisti la virtù non è innata come per i filosofi precedenti o come per platone,ma puo essere insegnata come si insegna a un bambino a leggere e a scrivere.
La cultura percio è istruzione (paideia)
Ma poiché la virtù dipende dal sapere,è importante lo studio della conoscenza e il suo metodo di divulgazione. I sofisti sono quindi attenti alla tecnica poiché i ceti inferiori riescono ad emergere solo grazie alla retorica,la tecnica del linguaggio.la politica diventa tecnica.

- Per quanto riguarda le leggi e le norme,i sofisti,spostandosi di città in città si accorgono che ogni cultura ha le sue leggi.
Per questo sono portati ad affermare che non ci sono leggi universali uguali per tutti ma sono i cittadini stessi a farsi le proprie leggi secondo gli interessi della città.L’attenzione si sposta sull’uomo che diventa quindi “misura di tutte le cose”. Nasce il relativismo culturale dal quale deriva anche il relativismo etico; non esistono piu bene e male ma solo cio che è giusto e sbagliato per me.

I sofisti piu importanti sono Protagora e Gorgia:
Protagora,un po come tutti i sofisti,era affascinato dal corretto uso delle parole(appunto la retorica) e divenne molto importante per questa celebre citazione che riassume in poche parole l’idea centrale di tutta la sofistica,ossia la centralità dell’uomo in quanto in grado di farsi proprie leggi e di decidere cosa per lui è bene o male.

"L'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono" Il suo relativismo spinse filosofi successivi come Platone a cercare invece leggi universali da opporgli.

Protagora fu anche un agnostico:
"A proposito degli dei, non ho mezzi per sapere se esistono o meno o come essi siano a causa dell'oscurità del soggetto e della brevità della vita umana".

Sviluppò inoltre l’uso delle antilogie,scritti in cui si dimostravano due tesi contrapposte (la malattia è un male per il malato ma un bene per il medico), a dimostrazione che non esiste una verità assoluta, tutto cio con l’uso della dialettica e della retorica,che riusciva a rendere forte anche il discorso piu debole.

Sosteneva infine che la giustizia non è divina ma si riduce a cio che è utile,soprattutto per la città ed è compito dei cittadini scegliere le leggi piu utili.

Gorgia è divenuto famoso per due opere principali,l’encomio di Elena, nel quale ribalta la figura di Elena scagionandola dalle accuse e affermando che sia stata portata via con la forza e “sul non essere e la natura” nella quale dimostra con procedimenti ad absurdum che:

nulla è
se anche qualcosa fosse non sarebbe conoscibile
se anche fosse conoscibile non sarebbe comunicabile


In questo passo troviamo ancora una volta un attacco alle verità assolute e immutabili e una grande fiducia nelle possibilita del linguaggio capace di dimostrare tutto e il contrario di tutto.


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