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RELIGIONE E CREDENZE POPOLARI
di
Angelo Krucatas

Lezione 1: La Religiosità - Parte Prima

Il termine religione deriva dal latino religo (che sta per legare insieme) ed esprime la relazione che si stabilisce tra l’individuo e il divino.

Chiaramente sono tante le religioni. Procediamo allora ad un prima classificazione delle religioni in base al numero della divinità:
monoteismo - credenza in un solo Dio
politeismo – credenza in più Dei
In più abbiamo l’animismo che si ritrova anche in alcune forme particolari di religioni originarie dell’Africa, tipo la Santeria praticata a Cuba, per cui in ogni cosa risiede un principio vitale, o anima.
Altra cosa è poi il panteismo, perché anche tra i cristiani c’è chi afferma che Dio è ogni cosa e/o essere, ma questa che dovrebbe essere un’eresia, non lo è, perché è talmente diffusa che la Chiesa non ha la forza di combatterla. Ed in verità le fa pure comodo la sua esistenza perché così ha una via d’uscita all’ancestrale domanda che tutti i bambini pongono “Che cosa è Dio?”.

Un elenco delle principali religioni mondiali si può trovare dovunque. Noi però facciamo il nostro eliminando i sottogeneri islamici, cattolico-protestanti (e testimoni di Geova), confuciani e neo-pagani e l’animismo scintoista, sciamanista.

Il Buddhismo. Molti dicono che sia solo una filosofia. La Chiesa ha diffuso questa concezione in tutto l’occidente, ma lentamente crollano tutti i muri, per cui oggi è dato per assodato che quella divulgata da Siddhartha, detto Buddha, sia una relgione a tutti gli effetti. Essa si fonda sull’accettazione del dolore e sul riconoscimento della necessità di superarlo, rispettando una serie di precetti.
L'Ebraismo che è stata la prima religione monoteistica, che ha come testo sacro il Tanach e si caratterizza per una interminabile attesa nell’arrivo del Messia.
L'Induismo che è la più antica delle religioni ancora praticate al mondo, si caratterizza per l’esistenza di vari culti e correnti di pensiero, ma di tre principali Brahma, Vishnu e Shiva.
L'Islamismo, il cui libro sacro è il Corano, che è la versione un pò più rozza del cristianesimo.
Il Confucianesimo, di cui il massimo esponente è Confucio, per il quale l'uomo retto è colui che la tradizione, l’esempio degli avi, non a caso questa è la religione sulla quale si basavano gli Imperi d’Oriente.
Il Neopaganesimo è un gruppo eterogeneo di religioni pagane celtiche, elleniche, odiniste e pre-romane, che sfocia nella stregoneria new-age.

Chiaramente non ci interessa entrare in profondità, anche perché nulla è più personale del rapporti col divino e noi non siamo un corso di cresima o di iniziazione ad un culto. Ma, in ogni caso, un quadro sintetico delle religioni è davvero doveroso per muoverci con più disinvoltura nello studio del fenomeno.

Diciamo poi che noi non possiamo affermare la non esistenza di Dio, ma nemmeno possiamo dare per scontato che Dio esista. Ciò che affronteremo è lo studio sociologico della Religione.

Abbiamo definito la religione come il rapporto col divino. Bene, tale rapporto può essere studiato in vari modi. Il primo, un falso metodo, è quello tipico delle scuole italiane: l’insegnamento degli episodi narrati nella Bibbia e dei dogmi della Chiesa Cattolica. Certamente questo metodo non ha nulla di scientifico, ma rappresenta un indottrinamento di fatto. Una volta ricordo nel corso di un’accesa discussione con un’insegnate di religione, le chiesi se si rendeva conto di essere stata ammaestrata dalla Chiesa e di star compiendo un’opera di suggestione delle menti ignoranti ed indifferenti degli alunni che danno tutto per scontato. Lei rispose di essere li per insegnare tutte le religioni. Allora le indicai col dito il libro che portava sempre con se, la Bibbia, e gli chiesi quello cosa fosse, come a dire “predichi la Bibbia e vuoi insegnare tutte le religioni?”. Da quel momento la poveretta non osò più parlarci di religione, ma ci mise solo a vedere film contro la violenza e la droga.

Il secondo metodo è quello puramente enciclopedico, che consiste nel dire semplicemente in cosa consistono le varie religioni. Altro modo è quello “storico”, col quale si raccontano le evoluzioni subite da ciascuna religione nel tempo. Infine c’è il metodo scientifico che da un’interpretazione critica di ciascuna religione, problematizzandola e, se necessario, dissacrandone gli aspetti più goffi.

Esistono sicuramente altri modi per affrontare lo studio della religione, ma in questo corso utilizzeremo questi ultimi tre, lasciando il catechismo alle scuole pubblico-parrocchiali italiane. Questo è soprattutto una nostra necessità: proprio qualche giorno fa notavo come la gente del mio Paese davvero crede che Mosè abbia aperto le acque! Davvero dà a questo racconto una validità storica. Ho detto ad alcuni miei amici che se questo fosse stato un fatto vero, allora tutti gli Egiziani, di fronte a tale portento sarebbero dovuti divenire ebrei! Ma non ho ancora ricevuto risposta. Così come quando dico a mio padre: “Babbo ma se una notte sentissi una voce che ti dice di essere dio… di prendermi e portarmi su una rupe dove mi dovrai uccidere, come fece Abramo. Lo faresti?”. Mio padre ride senza darmi risposta. Io intanto per sicurezza la notte mi chiudo in camera a chiave.

Detto questo, partiamo subito con la prima frase scontata: la religione è prima di tutto un bisogno. Tale bisogno è presente in ogni cultura. E’ quindi un bisogno tipico dell’umanità. Fino a qui ci arriviamo tutti, ma andiamo oltre. In cosa consiste questo bisogno? Consiste nel darsi risposte a domande a cui non si sa rispondere, non per forza questioni “esistenziali” o “universali” come dice Ruini. Basti pensare ai tanti che ricorrono a preti e santoni per scoprire se il marito gli fa le corna o se il figlio è sulla “cattiva strada”. In entrambi i casi il soggetto in questione, contatterà prima il mago che gli darà o risposte negative, ed in tal caso tutto finisce qui, oppure se la risposta alle sue domande “esistenziali” sarà positiva, allora si chiamerà il prete che parlerà con il reo-peccatore, tipo il classico episodio di Verdone hippie che viene portato dal padre d’innanzi ad un parente prete per fargli “rimettere la testa a posto”.
Ma si può anche andare più indietro nel tempo. L’uomo vede il Sole, la Luna e l’Acqua che fertilizzano la terra nella quale coltiva e li chiama Dio. Piove? E’ Dio che ci purifica. Tuona? E’ Dio che è incazzato con noi perché quella che gli abbiamo dato in sacrificio non era verigine… o forse perché qualcuno si è toccato dove non deve?

Tale ragionamento però ha dato origine anche alle prime forme di ateismo, quelle della Grecia sofista, dei Crizia, Protagora ecc. Un certo Diagora di Melo, in particolare, vedendo una mancata condanna fisica immediata di uno spergiuro divenne ateo. Oppure potremo anche concludere come Locke per il quale l’idea di Dio, come tutte le idee, è frutto dell’esperienza intesa come senso esterno (o sensazione) e come senso interno (o riflessione) per cui il semplice fatto che le cose esistono, e che esse non possono prodursi dal nulla, ci induce ad ammettere l’esistenza di Dio.

Ma quello religioso è qualcosa in più perché a volte la gente cerca la religione anche per quelle risposte che la scienza ha già dato. Per esempio la fine del mondo, la nascita e l’evoluzione dell’uomo, i miracoli. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che quello religioso è un bisogno si, ma un bisogno irrazionale.

L’uomo è un essere irrazionale e come tale ha bisogno di irrazionalità per andare avanti. E’ qui che dalla religione passiamo alla credenza popolare. L’uomo è incapace di mettersi davanti ad uno specchio ed accettare tutta la verità. Se ad un certo punto per la testa di un cattolico passasse l’idea che dopo la morte non c’è nulla è probabile che egli si suiciderebbe all’istante.

Il contributo più elevato all’analisi della religione come fenomeno sociale ci viene da Comte, il quale espone, in “Corso di filosofia positiva” del 1842 e “Catechismo positivista” di dieci anni dopo, la legge dei tre stati, secondo cui l’uomo segue un percorso di sviluppo progressista acquisendo via via la vera conoscenza delle cose. Tale percorso è segnato da tre tappe, o meglio stadi. Il primo è quello teologico, in cui l'uomo spiega l'ignota origine dei fenomeni attribuendone le cause a forze divine superiori (ad esempio, "il fulmine è un dardo scagliato da Zeus"), e corrisponde all'infanzia dell'umanità. Il secondo stadio è quello metafisico, in cui l'uomo rifiuta la spiegazione divina e cerca nell'essenza astratta dei fenomeni la spiegazione a tutto (ad esempio, il fuoco brucia perché possiede l'essenza del calore, la virtù calorifica). Infine il terzo stato, corrispondente alla fase della maturità, quello positivo, in cui l'uomo spiega i fenomeni studiandone le leggi empiriche (ad esempio, "il fulmine è una scarica elettrica"). Aldilà di necessarie approssimazioni, è difficile negare come tali generiche linee tendenziali siano valide. L’uomo si dota nel corso della storia degli strumenti per comprendere, ciò si traduce nella sostituzione della religione, e della religiosità come base del comportamentismo, con la scienza e la ratio.

Ma la fallacia di tale rigido schema meccanicistico sta nel fatto che l’uomo sa come nasce il fulmine, eppure continua a credere che tutto sia mosso da qualcuno o qualcosa. Ed è questo ciò che possiamo definire il bisogno del divino e che è alla base del noto progetto di futura religione comune a tutta l’umanità, basata sulle leggi tecnico-scientifiche e al contempo sull’emotività, avanzato da Comte. Al centro del suo culto egli mise l'umanità, il Grande Essere, ovvero l'insieme di tutti gli uomini della storia sociale, a cui seguivano il Grande Feticcio, la terra, e il Grande Mezzo, lo spazio. Ipotizzò nuovi riti e l'imperativo dell'altruismo come nuova morale universale e idealizzò la donna facendone un “angelo custode” concreto. Una religione in cui l’uomo contava solo su se stesso. Tale progetto morì con Comte, ma ne cogliamo il senso profondo: l’avvenire della religione risiede solo e interamente nella “umanità”, che ha generato la religione per suoi bisogni di compensazione e consolazione.

Però questo accenno ci serve anche per presentare un’ultima questione: l’individuazione degli elementi caratterizzanti di ogni religione. Bene essi sono miti, riti, segni e sacrifici. Non esiste religione che non ne abbia, ne potrebbe esistere perché essi rappresentano lo strumento di comunicazione storicamente confermato col divino e con la nostra spiritualità. Perché lo siano, non sappiamo dirlo, o meglio, penso che appartengano ad un linguaggio arcaico e sicuramente mistico, capace di fare “scena”. Perché in effetti se il prete invece di consegnarti l’ostia dicendo “corpo di Cristo”, lo facesse senza dir nulla, nei fatti non cambierebbe niente, ma l’impatto psicologico che avrebbe il ricevente sarebbe sicuramente meno intenso.

Le osservazioni attorno all’uso del mito, della simbologia, del rituale, si fanno più serie già in Levi-Strauss che negò il carattere storico dei Vangeli e considerò l’intera vita di Gesù soltanto come un mito. Per Strauss Gesù non era figlio di Dio, cioè concepito da Dio nel ventre di Maria, ma fu creduto tale dai suoi discepoli. Ciò non toglie, secondo Strauss che tale mito è dotato di eccezionale verità simbolica: Dio che diventa uomo, il divino che è vicino all’uomo. Ma il mito può anche essere inteso come un atto di creazione indipendente da condizioni e circostanze emanato dal divino, una «ierofania», cioè rivelazione del sacro che a differenza della religione non è quindi “costruito” dall’uomo, come dice lo storico delle religioni, Mircea Elide.
Il simbolismo è alla base degli studi di Émile Durkheim, che in particolare in “Les formes élémentaires de la vie religieuse” del 1912, analizzando il fenomeno del totemismo australiano, individua nei simboli della religione "rappresentazioni collettive" della sfera sociale. La religione è così un prodotto sociale che in particolare nelle società primitive, caratterizzate da una uniformità intellettuale e morale maggiore rispetto alle società moderne, rimane allo stato puro, un forma elementare. Il simbolo acquista così rilevanza sociale d’organicità. Se per Comte e Spencer la religione appartiene ad uno stadio primitivo dell’evoluzione e sarà sostituita dalla scienza, per Durkheim la religione è un’immagine in cui i membri di una società riflettono il vincolo che li unisce. Tanto è che la religione funge in concreto da impedimento dei processi dissociativi, integrando gli individui in un insieme di valori collettivi.

Lezione 1: La Religiosità - Parte Seconda

Altra interpretazione è poi quella materialista che riconduce il fenomeno religioso alle condizioni materiali degli uomini.

Classica è l’impostazione marxista per cui la religione è una sovrastruttura “oppio dei popoli”: la religione per Marx non è autonoma dal contesto sociale, essa ne è l'involucro ideologico che di volta in volta le classi al potere utilizzano per rappresentare legittimare il loro status ripresentandosi nel novecento negli studi della Scuola di Francoforte, con Mercuse e Adorno, che giudicano la religione come un elemento dell'apparato ideologico degli Stati moderni.

Al contempo, continua Engels, la religione è anche elaborazione delle classi subalterne, in quanto esprime con le sue contraddizioni i reali rapporti di forza presenti nella società, e ciò ci rinvia direttamente alla Teologia della Liberazione.

Di recente, poi, anche Habermas ha visto nella religione il motore di movimenti collettivi emancipatori e critici nei confronti. Ma ulteriori spiegazioni materialiste risalenti al settecento risultano assai più nette e approfondite.

Già Hobbes, alla corte inglese, aveva collocato l’origine della religione nell’ansietà e nella paura. Questo ragionamento, preso dalle riflesioni di Lucrezio, viene rielaborato da tutti i filosofi del settecento, eredi della tradizione deista.

Bayle approfondisce l’analisi del mondo cristiano, delle sue divisioni interne, dell’irrazionalità dei suoi comportamenti, della contraddittorietà e dell’aporeticità della sua teologia. La religione non è per Bayle un elemento chiave per l’esistenza della società, giacchè esistono popolazioni primitive atee, e neppure esiste una religione naturale, comune nei tratti a tutta l’umanità, giacchè c’è profonda divergenza tra il credere in un Dio supremo o n tante divinità limitate. In tal modo dirige la sua critica all’innatismo e al sensismo di Locke. E aggiunge che se anche la religione fosse un fatto naturale, nulla ci dice che la natura insegna il vero. Bayle è anche il primo, a cavallo tra seicento e settecento, a separare la moralità e il corretto vivere seguendo ragione e buon senso, dal credere all'esistenza di un Dio.

Negli anni successivi Hume riprende l’idea di una religione non nata da esigenze di ordine speculativo, ma da un sentimento istintivo che si evolve dal politeismo al monoteismo, mentre Berkeley su un altro piano pone Dio quale fonte oggettiva delle percezioni nell’uomo. Nello stesso periodo l’italiano Vico, mette all’origine della società un’emozione religiosa che produsse il pudore, il vincolo matrimoniale e tutte le basi della convivenza sociale. E in un perpetuo muoversi della storia lungo tre cicli, l’età primitiva (età del senso), età poetica (fantasia) e età civile (età della ragione), il motore non è il fato, ma la Provvidenza (teoria dei corsi e ricorsi storici). Ciò vuol dire che la scienza non può conoscere la natura, in quanto essa è opera divina.

“Ma pur la provvidenza… - scrive in Scienza Nuova - ci si fa apertamente sentire in quelli tre sensi: uno di maraviglia, l'altro di venerazione ch'hanno tutti i dòtti finor avuto della sapienza innarrivabile degli antichi, e 'l terzo dell'ardente disiderio onde fervettero di ricercarla e di conseguirla; perch'eglino son infatti tre lumi della sua divinità, che destò loro gli anzidetti tre bellissimi sensi diritti, i quali poi dalla loro boria di dòtti, unita alla boria delle nazioni (che noi sopra per prime degnità proponemmo e per tutti questi libri si son riprese), loro si depravarono; i quali sono che tutti i dòtti ammirano, venerano e disiderano unirsi alla sapienza infinita di Dio. Insomma, da tutto ciò che si è in quest'opera ragionato, è da finalmente conchiudersi che questa Scienza porta indivisibilmente seco lo studio della pietà, e che, se non siesi pio, non si può daddovero esser saggio”.

Ma in questo periodo circolavano anche testi fondamentali per comprendere l’evoluzione dello studio sull’origine della religione dalle analisi deistiche a quelle illuministiche. Parlo del “Trattato dei tre impostori”. Tale documento è di autore anonimo e analizza la deformazione antropocentrica dei sistemi religiosi. Si apre con queste parole:

“Per quanto sia considerato importante da parte di tutti gli uomini il conoscere la verita', sono pero' molto pochi quelli che godono di questo privilegio. Alcuni uomini sono incapaci di ricercarla da soli, altri, invece, non vogliono neanche darsi la pena di farlo. Non bisogna quindi stupirsi se il mondo e' pieno di opinioni vane e ridicole; e non c'e' nulla di meglio, per sostenerle, che l'ignoranza.
L'ignoranza e' dunque l'unica fonte delle idee false che si hanno della Divinita', dell'Anima, degli Spiriti e di quasi tutti gli altri concetti che compongono la religione.
L'abitudine e' ormai prevalsa; ci si accontenta dei pregiudizi di nascita e ci si riferisce, per le cose piu' essenziali, a persone interessate che si fanno un dovere di sostenere caparbiamente opinioni, da tempo acquisite, che non osano distruggere per timore di distruggere se stessi”.

Come Voltaire che ammette l’esistenza divina, ma reputa scoprirne i caratteri impossibile. Egli può solo nella contemplazione dell’ordine del creato ammettere che se la religione è fenomeno che oscura le menti e impedisce di vedere la luce della ragione. I tre impostori sono Mosè, Gesù e Maometto, protagonisti dello sfruttamento naturale dello stato di ignoranza degli individui per fini politici o personali:

“Il germe della religione (voglio dire la speranza e la paura), fecondato dalle passioni e dalle diverse opinioni degli uomini, ha prodotto un grande numero di bizzarre credenze che sono la causa della maggior parte dei mali e delle rivoluzioni avvenute nei diversi stati. Gli onori ed i grandi redditi che sono stati attribuiti al sacerdozio, o ai ministri degli dei, hanno lusingato l'ambizione e l'avarizia di questi uomini astuti che hanno saputo approfittare della stupidita' delle loro genti; queste ultime sono cadute cosi' bene nei loro tranelli che insensibilmente hanno acquisito l'abitudine di incensare le menzogne e odiare la verita'”.

Particolare sintesi di quanto detto, è infine il materialismo professato dal tedesco Paolo Enrico Dietrich von Holbach, il quale in “Sistema della Natura” sostiene che la generalità degli uomini raffinano l’attività del cervello e la astraggono concependola come un’entità metafisica, l’anima, a cui poi attribuisce l’immortalità.
Analogamente, constatando la connessione delle leggi a cui si uniformano i movimenti degli astri e degli atomi, gli uomini ne operano la trasfigurazione in una entità invisibile ed eterna che chiamano Dio.

“La natura, voi dite, è del tutto inesplicabile senza un dio. In altri termini, per spiegare ciò che capite ben poco, avete bisogno di una causa che non capite affatto”. Queste le parole d’Holbach.

E d’Holbach rivela così l’elemento unificante delle varie e contraddittorie credenze religiose: proiezione dell’infelicità e della paure degli uomini, la divinità sarà sempre necessariamente concepita come severa e ogni religione consisterà in un culto volto a placare e a ingraziarsi un essere siffatto, e gli elementi più ripugnanti delle religioni non sono così che l’espressione più coerente della religione. In tale proiezione rientra anche l’antropomorfismo del divino.

Lezione 2: Sacro e Profano

Come già detto per Durkheim la religione è “una cosa sociale”. Ma Durkheim affronta anche la dicotomia o distinzione interna alla religiosità studiata nelle società primitive, egli discerne tra sacro e profano.
La prima differenziazione, quella fra sacro e profano, non si riferisce alle cose, non è una distinzione tra entità concrete, ma tra due diversi atteggiamenti umani.
Il criterio centrale per la distinzione tra cose sacre e profane è dato dal fatto che gli uomini non trattano le cose sacre in maniera utilitaristica, non ne fanno cioè oggetto di calcolo economico. Il termine viene dal latino sacer che significa ristretto o anche iniziato, indica quindi qualcosa di assolutamente riservato, di privato, di unico, qualcosa verso cui provare timore.

Per gli Arunta australiani, studiati da Durkhaim in “Les formes elementaires de la vie religieuse”, sarebbe vantaggioso uccidere il loro totem e mangiarlo, ma si rifiutano di farlo perché lo considerano sacro. Ciò vuol dire che l’atteggiamento utilitaristico nel sacro non c’è. Questa è una differenza importante perché ciò che si incontra in tutte le religioni, “non è l'idea di Dio, bensì l'idea del sacro in generale" come afferma Marcel Mauss. Per cui lo studio sull’atteggiamento degli Arunta può essere esteso ad ogni religione.

Sulla stessa scia si pone un grande studioso di fenomeni religiosi è stato Mircea Eliade. Egli sostiene, in “Sacro e Profano” che “il sacro si manifesta sempre come qualcosa di diverso dalla realtà che noi percepiamo”.

Durkhaim muove poi la propria critica all’animismo e al naturismo che rendono il fenomeno religioso una illusione senza alcuna base nella vita quotidiana e giunge ad affermare in pieno il carattere sociale della religione, intesa come “sistema solidale di credenze e di pratiche relative a cose sacre”. Ma quale è la fonte del sacro se non la società? La essa è riunita in una chiesa e legittimi e definisce il sacro. L’idea della religione è quindi “inseparabile da quella di chiesa” e così “diventa evidente che la religione è cose eminentemente collettiva”.

La dimensione collettiva viene riaffermata da Simmel in “Die Religion”, dove egli distingue la religiosità dalla religione e sostiene che la prima è una forma interiore dell'esperienza umana, mentre la seconda, che la precede, non è altro che un’attuazione sul piano organizzativo, mediate diverse modalità di chiesa, setta, movimento. La religione è quindi un prodotto culturale, creato attraverso una lunga esperienza di scambi interpersonali.

L’oggetto sacro, per Durkheim, è solo un simbolo che rinvia ad un valore più alto, ad una realtà simboleggiata. E’ poi la collettività che collega il sacro ad un altro termine latino, numen, che significa misteriosa potenza del divino, da cui deriva la parola “numi”, ovvero dèi. Lo stesso Weber in “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” non dice solo che l’apporto del protestantesimo alla nascita del capitalismo è stato rilevante, ma mostra come le immagini religiose nel mondo svolgono il ruolo di legittimare comportamenti tradizionali o innovativi.

Queste analisi vengono scosse senza dubbio durante gli anni '70 dell’ultimo secolo, quando il numero di gruppi religiosi a carattere settario aumenta. Più in generale possiamo affermare che quel che si sviluppa è un vero e proprio nuovo senso di religiosità, che da conseguente origine a nuove forme del sacro.

Non c’è dubbio che questo mutamento corrisponda ad una crisi delle religioni centrali frutto del cambiamento dei processi aggregativi nelle moderne società disarticolate in tanti autonomi sub-sistemi sociali.

In questo contesto l'individuo supera le differenze fra le religioni, e sembra in grado di ricomporre in un unico universo simbolico elementi provenienti da diverse tradizioni religiose. Parliamo soprattutto del fenomeno New Age.

La New Age, nasce negli Stati Uniti degli anni Settanta come "controcultura" e mischia esotero-occultismo, astrologia, religioni antiche, culture primitive, puritanesimo, orientalismo, astrologia. Ha conosciuto una piena espansione negli anni Ottanta, e propone una visione olistica del mondo e dell'essere umano, in cui l'uomo è assorbito in un "grande tutto", nel quale deve fondersi.

I caratteri distintivi di questi nuovi movimenti religiosi sono per Wilson: provenienza esotica; la proposta di nuovi stili di vita; partecipazione diversa dai modelli tradizionali; presenza di una leadership carismatica; partecipazione di giovani di livello culturale elevato; operatività a raggio internazionale. A questo va aggiunto che esse ricorrono spesso a forme di esperienza del sacro che dà molto spazio ad aspetti magici, terapeutici, eccezionali o miracolistici.

Accanto alla New Age collochiamo il neo-paganesimo, nella sua espressione ora più in voga, la Wicca, che si basa sul ciclo delle stagioni e su una forte simbiosi tra natura e spiritualità umana. Sotto la categoria di paganesimo si fanno rientrare religioni marcatamente animistiche che consistono essenzialmente in cerimonie per la fecondità delle greggi e la fertilità dei campi. Soppiantato dal cristianesimo attraverso la conversione delle feste in festività cristiane, degli dèi pagani in figure cristiane, dei pan e in satana, il paganesimo sopravvisse nei secoli come tradizione occulta in molti luoghi d’Europa. Oggi il movimento neo-pagano è un’insieme di correnti religiose (Odinismo, Ellenismo, Druidismo…) che si richiamano alle antiche credenze pre-monoteistiche.

Il senso del sacro trova quindi nuove formulazioni, possiamo dire, a seconda delle esigenze spirituali dell’uomo. Si evolve col tempo e con le trasformazioni che investono le nostre società sempre più popperianamente aperte ma nello stesso tempo atomizzate. Ciò non vuol dire che un nuovo senso del sacro possa, è sempre più spesso capita, sorgere proprio nelle fedi tradizionali, o in piccoli gruppi come capovolgimento indifferenziato del credo, che non è più lode al bene, ma vanto di contarsi nelle file opposte. Il cosiddetto fenomeno del “satanismo” è questo misto di volontà di trasgressione e impura idea del profano.

Lezione 3: Rastafarian

Il Rastafarian è una religione sviluppatasi in Giamaica all'inizio del XX secolo con la predicazione di Marcus Gaveyche, che negli anni '20, basandosi sullo studio della Bibbia, profetizzò l'avvenuta di un grande leader africano capace di guidare una riunificazione degli afroamericani nelle terre di origine, successivamente identificato in Hailé Selassié I re d’Etiopia (vero nome Ras Tafari e di qui la provenienza del termine "rastafarian"), che pure respinse queste idee professando l’ortodossismo etiopico. Queste caratteristiche fanno del Rastafarian anche un movimento politico che si contrappone alla segregazione e all’odio raziale.
Importante fu anche la predicazione di Leonard Howell, H. Archibald Dunkley, e Joseph Nathaniel Hibbert, per poi diffondersi a partire dagli anni ’80 grazie a Bob Marley. Ma idee del genere erano in realtà diffuse in tutta la comunità nera e trovavano voce in Martin Luter King e ancora di più in Malcolm X.
E’ interessantissimo vedere come i rastafariani seguono particolari precetti, derivanti dalla fusione di elementi giudaici con altri caraibici. Essi rispettano i comandamenti, accettano il principio della solidarietà tra fratelli, non mangiano carne di maiale né molluschi, rifiutano di curarsi e cibarsi con prodotti che non derivano direttamente dalla terra, non si radono perché la tradizione vuole che ciò avvenga alla liberazione col loro ritorno in Africa fanno uso di marijuana ritenuto uno strumento di meditazione nel rapporto con Dio. Questo ultimo singolare punto si fonda sulla convinzione che la cannabis sia in grado di accrescere la propria autocoscienza per entrare in contatto con la verità di Dio. Il suo uso più tradizionale è quella che comunemente si chiama “canna”. A tale proposito la Bibbia difende l’uso di Mariuana come dono di Dio Padre nella Genesi 3:18, nell’Esodo 10:12 e nei Proverbi 15:17. Anche il divieto di tagliare i capelli deriva da un passo della Bibbia: "Nessuna lama toccherà il capo dei fedeli". Altro elemento importante è la musica, quella reggae, come viatico delle idee di amore di Dio, e il valore simbolico riconosciuto alla bandiera del movimento, uguale a quella etiope, dove il rosso rappresenta il sangue versato dai martiri, il verde la terra, il giallo l’oro e le ricchezze dell’Africa, il nero il colore della pelle, il leone al centro la tribù di Giuda, di cui Haile Selassie è considerato discendente. Il rastafarian però non ha un centro organizzativo, è sempre stato diviso in varie sette come le tre “case”, i Nyahbinghi, i Bobo Ashanti e le “Dodici tribù di Israele”, spesso sono prevalse anche posizioni radicali di superiorità razziale, ma nella dottrina ufficiale prevalgono largamente posizioni pacifiste.
E’ importante poi la metafora di “Babilonia”, l'inferno in terra, la corruzione, il degrado, lo schiavismo del mondo bianco, che i rastafariani combattono. Il movimento è noto anche per la sua diffusione fra giocatori di calcio olandesi, originari del Suriname, dove il movimento rastafari conta una presenza particolarmente significativa.
Le riflessioni che si possono aprire sono tante. Sebbene nasca nel ventesimo secolo può considerarsi una religione primitiva sotto molti aspetti. Certo non nel senso di Tylor, che individuava l’aspetto centrale delle religioni primitive, nella credenza in forze magiche e spiritose. Sotto altri essa è moderna, nella misura in cui risponde palesemente alle ragioni della comunità afro-americana, operando addirittura una sintesi di quelle culture religiose (ebraismo, cristianesimo…) che lo schiavo apprendeva proprio nella società che i rastafariani rifiutano. Le radici del rastafarian risalgono all’etiopismo, che possiamo definire una versione afro-americana del sionismo. Così come i sionisti ritenevano che gli ebrei dispersi nel mondo dovessero ritornare in Israele, così gli "etiopisti" puntavano ad un ritorno degli schiavi in Africa, e in particolare al paese considerato simbolicamente il cuore dell’Africa tradizionale, l’Etiopia. Pare che i primi a rivendicare un Gesù di colore fossero proprio loro, proprio come Malcolm X, anche sulla scorta dei manoscritti del Mar Morto.
Quando Hailé Selassié visitò la Giamaica nel 1966, si stupì dell’esistenza di una religione che lo considerava un vero e proprio Dio, negò di esserlo e mandò in Giamaica missionari della Chiesa Ortodossa Etiope, che ottennero un modesto successo. Nel 1975, alla sua morte, molti rastafariani pensano che la notizia sia falsa e tra questi anche Bob Marley, ma oggi pochi rastafariani si attendono la resurrezione di Hailé Selassié. La morte di Hailé Selassié in realtà ha aperto, secondo il teologo protestante Spencer, la strada verso un nuovo filone cristiano di tipo "selassiano", nel senso di considerare l’imperatore Hailé Selassié come un testimone e un profeta, non come una figura divina o messianica.

Faccio seguire a questo punto una serie di appunti sulla Chiesa Ortodossa Etiope

Date

34 circa: Episodio degli Atti secondo il quale un Ministro Etiope della regina Candace sarebbe stato convertito da S. Filippo. Secondo la Tradizione Etiope l'Etiopia sarebbe stata precocemente evangelizzata da S.Matteo. Anche secondo una tradizione occidentale uno dei Magi sarebbe venuto dall'Etiopia.

305 S.Frumenzio (Abuna Sellama) primo vescovo e grande evangelizzatore degli Etiopi converte l'Imperatore Ezana .San Frumenzio fu ordinato vescovo da S. Atanasio di Alessandria e da allora la Chiesa etiope fu sempre dipendente (fino ad epoca recente) da quella Copta che vi invierà un suo vescovo come capo della Chiesa.

330 L'Imperatore Ezana proclama il Cristianesimo religione di stato.

480 Arrivo dei " Nove Santi " . Secondo la tradizione provenivano da Roma, Costantinopoli e Siria da cui erano stati costretti ad allontanarsi a causa delle loro posizioni "monofisite" dopo aver soggiornato nel convento di S.Pacomio in Egitto. Ai Nove Santi si deve un ulteriore impulso all'opera missionaria, la tradizione monastica e la traduzione della Bibbia in lingua etiopica classica.

525 Tuttavia i rapporti con Bisanzio dovevano essere abbastanza buoni sdato che ,su richiesta dell'Imperatore Giustiniano ,il Negus Kaleb interviene vittoriosamente in Arabia meridionale in difesa dei Cristiani del luogo e vi installa un re vassallo.

VII sec. i tentativi d'invasione araba portano l'Impero di Axum verso la decadenza e lo isolano dal resto del mondo cristiano.In questo periodo viene fondato il monastero di Debre Libanos.

928 I Solomonidi vengono soppiantati dalla Dinastia dei Zagwe ,di fede ebraica. Tuttavia è a questa dinastia che si deve la fondazione del complesso monastico di Lalibela.

1100 S.Tekle Haimanot , Echege (Abate ) di Debre Libanos,assume ( e verranno mantenute dai suoi successori) funzioni amministrative di primate della Chiesa Etiope mentre il Vescovo (nel corso del 12° sec. Arcivescovo-l'Abuna cioè Nostro Padre-) inviato da Alessandria manterrà le prerogative episcopali.

12° sec. Nasce in Occidente il mito del Prete Gianni che più tardi verrà identificato nella persona dell'Imperatore d'Etiopia.

1270 Un presunto discendente ei Salomonidi, Yekouno Amlak, reinstaura la dinastia dei Salomonidi che riuscirà, con continue lotte, a preservare l'Etiopia dall'islamizzazione.

1323 Viene distrutto il regno cristiano della Nubia e l'Etiopia cristiana risulta interamente circondata dall'Islam.

1439 Dopo l'arrivo di missionari cattolici in Etiopia nel 14 secolo, Papa Eugenio IV invia una lettera all'Imperatore etiopico invitandolo all' unità con la Chiesa cattolica ma senza successo.

1528-1540Ahmed Gragn con l'aiuto di truppe turche, attacca l'Etiopia.

1543:I portoghesi, intervenuti su richiesta dell' Imperatore , sconfiggono definitivamente gli eserciti musulmani. L'arrivo dei Portoghesi è fondamentale nell'aver evitato l'islamizzazione ma nello stesso tempo i missionari cattolici con i loro forti tentativi di latinizzazione provocheranno il ripiegamento su se stessa e l' isolamento della Chiesa etiopica.

1557 I Gesuiti arrivano in Etiopia.in Etiopia.

1603 I tentativi di latinizzazione raggiungono il culmine con Pedro Pais: l'Imperatore Susneyos si proclama cattolico,gli etiopi devono addirittura essere ribattezzati altrimenti considerati pagani,i preti reordinati.

1622 L'Imperatore Susenyos si converte e dichiarò il Cattolicesimo la religione di Stato.Papa Gregorio XV nomina, l'anno successivo, il Gesuita Portoghese Alfonso Mendez Patriarca della Chiesa Etiopica.Egli al suo arrivo in Etiopia nel 1626 dichiara formalmente l'unione con Roma. Pesanti e cruenti tentativi di latinizzazione (gli etiopi devono addirittura essere ribattezzati ) portano ad una reazione pubblica violenta.

1632 A Sustenyos succede il figlio Falisades che espelle Mendez e dissolve l'unione e allontana i Gesuiti dal paese. Il paese resterà chiuso all'attività cattolica per i successivi 200 anni.

1855 Teodoro II riesce a ridare un certo spessore politico alla funzione imperiale, precedentemente quasi esautorato dalle sue prerogative dai ras.

1892 In seguito al sempre più evidente clima razzista ,anche all'interno di alcune Chiese, un gruppo di Metodisti sudafricani aderisce alla Chiesa Etiopica.

1889 Menelik II riconosce il protettorato italiano da cui si libera però nel 1896.

1929 quattro monaci Etiopi vengono ordinati vescovi ma come ausiliari del Metropolita Copto. Durante la loro occupazione gli Italiani elevano uno di questi, Abraham, ad Arcivescovo. L'Abuna Abraham come pure il suo successore Abuna Yohannis verrà scomunicato dal Papa di Alessandria.

1930 Sale al trono di etiopia Hailè Selassiè.

1936 Gli Italiani invadono l'Etiopia.Hailè Selassiè è costretto all'esilio.Durante la loro occupazione gli Italiani elevano il vescovo Etiope Abraham ad Arcivescovo. L'Abuna Abraham come pure il suo successore Abuna Yohannis verrà scomunicato dal Papa di Alessandria.

1942 Fine del dominio Italiano e ritorno dell'Imperatore Hailè Selassiè.

1948 L'Imperatore riesce ad addivenire a un accordo con il Patriarca di Alessandria per l'elevazione ad Arcivescovo di un etiope come successore di Cirillo.

1951 una riunione di clero e laicato elegge Basilio come Metropolita .Autonomia della Chiesa Etiope.

1952 Viene creata una diocesi a Trinidad e Tobago che deriva in parte da un gruppo di origine rastafariano e della Chiesa Ortodossa Africana.

1959 Basilio diventa il primo Patriarca della Chiesa Ortodossa Etiope che accede all'Autocefalia.

1974 Colpo di Stato con instaurazione della Repubblica. Fine dell'Impero.

1977-91 regime di Menghistu.La Chiesa fino ad allora religione di Stato viene ora addirittura perseguitata.

1979 Viene creata una diocesi in America che deriva in parte da un gruppo di origine rastafariano e della Chiesa Ortodossa Africana: il vescovo è Laike Mandefro che prenderà il nome di Yesehaq.

1981 L'Abuna Tikle Haimanot incontra a Roma Giovanni Paolo II.

1984 Muore il Patriarca. Non è possibile eleggergli un successore.

1988 Viene eletto Patriarca Mercurios Zelibanos.

1991 Termina il regime di Menghistu.Il Patriarca Merkorios , accusato di collaborazionismo con questi, viene esautorato dal suo ufficio . Gli succede Paolo. Questi però non viene riconosciuto da Mercurios che si rifugia in Kenia ritenendosi ancora il legittimo Patriarca. Le altre Chiese Ortodosse Orientali riconoscono l'elezione di Paolo.

1993 La Chiesa Eritrea diventa autocefala.

Dopo la caduta del regime di Menghistu nel 1991 la Chiesa è andata incontro ad uno scisma perchè il Patriarca Merkorios, accusato di collaborazionismo con il regime di Menghistu , venne infatti esautorato dal suo ufficio e sostituito da Abuna Paolo che venne riconosciuto dalle altre Chiese Ortodosse Orientali. Mercurio però negli Stati Uniti dove organizza un Sinodo in esilio di cui fa parte l'Arcivescovo Zena Markos che attualmente risiede a Seattle e quello dell'Emisfero occidentale Yesehaq.

Lezione 4: Libertà religiosa in Italia

L’Italia è una paese laico e a-confessionale, che rispetta e tollera tutte le religioni. Ma a dir il vero qui non è che c’è proprio il massimo della libertà religiosa. I famosissimi Patti Lateranensi, voluti da Mussolini e accettati anche dalla Costituente Repubblicana, che ponevano fine allo spinoso rapporto della Repubblica con lo Stato Cattolico la cui attività post-unità d’Italia sarebbe oggi definita “terroristica”, furono siglati nel 1929, in pieno regime fascista.
In questo concordato erano stabiliti i rapporti giuridici tra le due istituzioni, ma anche, in ossequio allo Statuto Albertino di casa Savoia, che l'Italia “riconosce e riafferma il principio consacrato nell'art. 1 dello Statuto del Regno 4 marzo 1848, pel quale la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato”.
Come già detto queste regole furono poi accettate anche nel dopoguerra, anche dal PCI, e poste alla base della Costituzione repubblicana del 1947. All’art.8 si dichiara che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”, e si indica specificamente che: “I loro rapporti –quelli tra stato e chiese- sono regolati dai Patti Lateranensi”.
Così è stato fino al 1984, data della revisione del concordato predisposta dal Governo Craxi: con la legge 25/03/1985 n. 121 del governo socialista, cambia non molto. Nel protocollo addizionale si afferma infatti che: "In relazione all'articolo 1 si considera non più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti Lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano”, sebbene nei Patti revisionati si riconosca, poi, che “i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano” e si tuteli “l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado”. A dir la verità, più che tutelare l’insegnamento cattolico lo si è addirittura rafforzato, estendendolo anche alle scuole infantili, ma da queste norme comunque conseguirono parecchi cambiamenti in positivo, come l’abolizione del reato di vilipendio a quella che prima veniva definita “religione di stato”.
Ora, dal 2002 alle camere è in discussione il disegno di legge sulle “norme sulla libertà religiosa e l’abrogazione della legislazione sui culti ammessi”, che non sembra però toccare i privilegi che la Chiesa Cattolica riceve ancora dal Concordato. Ma di quali privilegi parliamo? Parliamo soprattutto dell’8 per mille e dell’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche, controllato dalle curie ma finanziato dallo stato. Sostanzialmente il nostro ordinamento dichiara quindi che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere di fronte alla legge”, ma la Chiesa Cattolica è “più libera” delle altre.
Il nocciolo della questione resta, oltre a tutti gli aspetti considerati, la negazione del principio di laicità dello Stato e delle sue istituzioni.
Il termine laicismo, formulato nell’età dell’illuminismo, indica il rifiuto di qualsiasi tipo di indottrinamento ideologico e dogmatico fondato sull’autorità: si tratti di una chiesa, di uno stato o di qualsivoglia altro centro di potere. In particolare nel tema dell’educazione, Marx affermò che né nelle scuole elementari, né in quelle superiori si devono introdurre materie che ammettono una interpretazione di partito o di classe. Un pensiero condiviso da numerosi positivisti per cui a scuola potevano essere insegnate solo materie che non cambiano se insegnate da un credente o da un libero pensatore, come la matematica, la grammatica, le scienze naturali, ma non la religione o l’economia politica, che ammettono conclusioni differenti.
Ma cosa accade oggi? Oggi si è smarrito il senso dell'interferenza. Oggi per laicismo si intende ben altro: l’incompetenza dello stato in materia religiosa, in un’accezione che vede il laicismo confinato a tale metodo, per cui la supremazia dello Stato sulla religione è esclusa, ma la supremazia della Religione, o meglio del potere religioso, sulla materia legislativa è legittima e sempre condivisibile.


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