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CAMPAGNA DI ETIOPIA 1935-36
di
Luca Bandieras

Lezione 1: Introduzione e nozioni

La Guerra di Etiopia è stata la prima campagna portata avanti da Benito Mussolini, 13 anni dopo la sua salita al potere, dal 3 ottobre 1935 al 2 maggio 1936, con la conquista di Addis Abeba e la fuga dell'Imperatore di Etiopia Hailè Selassiè I.

Luoghi dei combattimenti e delle principali azioni
-il fronte orientale, nella regione dell'Ogaden al confine con la Somalia Italiana;
-il fronte settentrionale, al confine con l'Eritrea sempre colonia italiana;
-i massici centrali etiopi a nord di Addis Abeba, principale teatro delle battaglie.

Comandanti terrestri:
-il gerarca Emilio De Bono
-il maresciallo Pietro Badoglio
-il generale Rodolfo Graziani
-Hailè Selassiè I
-Ras Sejum

Battaglie:
-1° battaglia del Tembien
-Battaglia dell'Endertà
-2° battaglia del Tembien
-Battaglia di Maychew o dell'Ogaden

Stati coinvolti:
-Italia
-Etiopia
-Germania
-Francia
-Gran Bretagna
-Austria

Lezione 2: La situazione prima della guerra

Analizziamo ora per prima cosa i due schieramenti con relative forze armate in campo.

Etiopia
Era l'ultimo brandelle di terra libera in Africa, unico regno non inghiottito dalla grande colonizzazione ottocentesca da parte di inglesi, francesi e portoghesi. Il regno, anzi l'impero, d'Etiopia era uno stato antichissimo, portatore di una millnearia tradizione cristiana ortodossa, per tutto il medioevo la situazione dello stato era alquanto confusa, solo nel 1855 il re Teodoro II ripristino l'antico regno dei Negus, 13 anni dopo l'Inghilterra iniziò la prima campagna di conquista dell'ultimo stato indipendente africano: in poco tempo lo stato europeo si impadronì della Somalia.
L'Italia e la Francia non furono da meno, la prima tra il 1885 e il 1889 conquistarono la Somalia del sud e l'Eritrea, la seconda l'attuale Gibuti, escludendo così ogni via d'accesso marittima all'Etiopia.
Nel 1893 scoppiò la 2° guerra italo-etiopica, che si risolse a favore degli etiopi con la storica sconfitta italiana di Adua nel 1896.
Nel 1917 gli europei influenzarono le scelte politiche del paese supportando Tafari Makkonen che, nel 1930, divenne Negus con il nome di Hailè Selassiè I, il suo regno si distinse per l'entrata in vigore di una costituzione di tipo occidentale.
Nel 1923 l'Etiopia entrò nella Società delle Nazioni, proclamando così il proprio status di indipendenza a tutto il mondo, nel 1928 firmò il Patto Briand-Kellog contro la politica di guerra, questo migliorò molto i rapporti fra lo stato africano e le potenze europee di Francia e Gran Bretagna.

Italia
La storia d'Italia la conosciamo tutti quindi dico solo ciò che può risultare utile per la storia del conflitto.
La politica estera italiana con l'Europa fu definita "del buon vicinato" avvenne infatti tutta una serie di patti e di situazioni che cercarono di limare i gravi contrasti tra la dittatura fascista e le democrazie liberali, sopratutto Francia e Inghilterra.
L'Italia fece parte comunque della Società delle Nazioni.
L'ascesa al potere di Hitler cambiò molto le cose, le due dittature infatti si avvicinarono politicamente, il ruolo tuttavia di Mussolini fu spesso di intermediario tra il fuhrer e i capi di stato inglesi e francesi.
Sulla politica estera rimanente (poca) ci fu molta influenza dell'ideale fascista di espansione, che mirava al controllo del Mediterraneo e verso una nuova colonizzazione, inoltre pesava molto nel pensiero fascista "l'onta di Adua" che si riferiva alla disfatta di cui abbiamo già parlato, inoltre il Trattato di Uccialli del 1889 non definì adeguatamente le linee di confine verso la Somalia Italiana, per questo bastò un piccolo incidente diplomatico per innescare le reazioni a catena che avrebbero dato il via alla campagna.

Le forze in campo
La guerra coloniale è spesso un'incognita per la storia, si assistono infatti a clamorose sconfitte degli europei ma anche a massacri totali dei difensori africani, un esempio è stato appena fatto.
L'Etiopia disponeva di 4 grandi eserciti: tre da 150.000 uomini e uno, situato nella capitale Addis Abeba, da 50.000 schierato come ultima difesa della capitale e a completo servizio del Negus.
L'Italia era in inferiorità numerica, aveva infatti otto piccoli corpi d'armata (quindi cerca 100.000 uomini) di cui 6 nazionali, uno originario della Libia e uno eritreo, ma dal canto suo aveva una migliore tecnologia e aggiornamento delle truppe, a sfavore però c'era il basso morale delle truppe rispetto alla foga difensiva degli etiopi e l'incapacità dei generali dell'esercito che si rivelò distruttiva anche nella 1° guerra mondiale. L'areonautica svolse un ruolo anch'essa soprattutto per l'uso di gas tossici.

Lezione 3: Dalla battaglia di Ual Ual alla dichiarazione di guerra

In questa lezione verranno approfondite le controvorsie tra il 1934 e il 1935, focalizzandoci sulle cause e sull'episodio pretesto: la battaglia di Ual Ual.

Le cause della guerra
Gli interessi economici mossero tutte le guerre del pianeta e questa non fa eccezione, ma c'è qualcosa di più nascosto, che risiede nella mentalità del Duce e del fascismo; fu infatti una forte guerra propagandistica, organizzata per placare il malcontento che affligeva l'Italia della fissazione autarchica, per fare bella figura al confronto con le potenze imperialiste europee e per una nuova ispirazione all'Impero Romano.
Gli interessi economici erano invece scarsi vista la povertà della ragione, la scarsa produzione agricola del territorio, la totale assenza di importanti risorse, unici punti importanti la produzione di caffè e le foreste.
L'interesse politico era invece di grande rilievo, l'annessione avrebbe infatti le colonie italiane di Somalia e Eritrea, colonizzando così tutta la regione orientale dell'Africa.

Ual Ual-1934
Avevamo lasciato il fronte somalo-etiopico al Trattato di Uccialli del 1889, la situazione di quei luoghi era abbastanza confusa: c'erano molte controversie locali sui possedimenti italiani e quelli etiopi, soprattutto per quanto riguardava alcuni pozzi d'acqua di grande importanze per la popolazione dell'intero Ogaden.
Questi erano sulla carta territorio etiope ma di fatto vigiliati da un corpo di presidio italiano che quindi ne faceva utilizzo, il Regno d'Italia rivendicò per tutti i 45 anni di intervallo quetse zone mal definite dalla risoluzione dell'ultima controversia.
In quei luoghi il Negus Hailè Selassiè, apparentemente senza motivo, nell'inverno del 1934 ordinò un attacco. Secondo molti furono gli italiani a provocare lo scontro in modo da fornire un casus belli per il preorganizzato attacco allo stato, secondo altri un'iniziativa dell'Imperatore d'Etiopia memore della vittoria di Adua.
Il 5 dicemvre una squadra di soldati abissini attaccò l'avamposto italiano e i soldati somali e italiani della zona. Il giorno dopo la battaglia fu conclusa, con 30 morti e circa 100 feriti tra le truppe italiche e un centinaio di morti tra le file d'Etiopia ma anche con una terribile bufera diplomatica che sarebbe durata fino alla dichiarazione di guerra.

Le conseguenze della battaglia
Tutto sembrava pronto per un attacco italiano ma perchè un anno intero di attesa fino al 2 ottobre, storica data dell'inizio del conflitto? Il perchè lo si spiega con la reazione dei membri della Società delle Nazioni e dei tentativi di mediare la guerra che ora si intrecciava all'ascesa del fuhrer in Germania. Una serie esplosiva quindi di avveniemtni che scossero non poco le potenze del vecchio continente, la Francia tuttavia (ed il suo primo ministro Laval) preferì schierarsi non contro quella guerra per non allontanarsi da Mussolini che in quel periodo ebbe davvero fortuna in politica estera proponendosi come mediatore tra le democrazie e il governo nazista.
Intanto Italia e Etiopia si accusavano reciprocamente di aver provocato lo scontro, la prima chiedeva un enorme quantità d'oro (cifra insostenibile per il Negus) come risarcimento, la proposta, come prevedibile, venne cestinata.
Hailè Selassiè, vedendo le minacce di guerra, si appellò alla Società delle Nazioni e al suo art. 11 che condannava la guerra e l'espansionismo denunciando così i "crimini" dello stato fascista: il discorso passò direttamente alle mani degli inglesi e al ministro degli esteri Anthony Eden che propose un accordo pacifico che teoricamente avrebbe accontentato le due fazioni, uno sbocco sul mare all'Etiopia strappato dalla Somalia Britannica e la regione dell'Ogaden per l'Italia, l'accordo fu proposto ed immediamente rtifiutato da entrambi gli schieramenti il 23 giugno 1935.
Il 3 ottobre l'Italia dichiarò guerra all'Etiopia, con lo storico discorso del Duce da Palazzo Venezia.

Lezione 4: La guerra di De Bono e Le sanzioni

La guerra di De Bono
Il 2 ottobre, come già detto in precedenza, avviene la dichiarazione di guerra; nello stesso giorno le truppe italiane varcano il Magreb fiumiciattolo che faceva da confine tra l'Eritrea Italiana e l'Etiopia. Erano tutti piuttosto insicuri su come conquistare il regno del Negus persino lo stesso generale e gerarca del fascismo De Bono.
Il 5 ottobre venne conquistata Adigrat, prima bombardata dall'aviazione italiana dai comandanti Ciano, Tavolini e dai due figli del duce Vittorio e Bruno.
Il giorno seguente avvenne però l'evento più importante della breve reggenza di guerra di De Bono: la conquista di Adua, fonte di grande propaganda e della "vendetta" da parte degli italiani rispetto alla sconfitta avvenuta quasi 40 anni prima.
Gli etiopi tentarono una controffensiva ma la lentezza del loro sistema militare bloccò la battaglia ancora prima che cominciasse, facendo guadagnare tempo al governo italiano e di fargli prendere la decisione di inviare il maresciallo Badoglio in guerra, la sua presenza non influì molto dal principio ed infatti il 3 novembre su iniziativa personale di De Bono venne conquistata Macallè senza che il maresciallo facesse parola.
Il Duce, galvanizzato dalle prime conquiste, era molto impaziente e ordinò lui stesso una veloce offensiva verso il massiccio dell'Amba Alagi e la regione del Tembien. La situazione tattica con quell'offensiva sarebbe molto peggiorata, le truppe etiopi in quel modo avevano ancora possibilità di schierarsi in una controffensiva e di schiacciare i soldati italiani. De Bono si opposse.
Le conseguenze di quest'azione ve le lascio immaginare e credo che abbiate pensato giusto: il 16 novembre il generale venne richiamato in patria a favore di Badoglio, celebre rivale dell'altro.
In questo clima di rivali e rivalità si mosse anche la Società delle Nazioni per le sue sanzioni economiche.

Le sanzioni
Se consideriamo l'aspetto diplomatico creatosi dopo il 2 ottobre 135 la fretta del Duce può risultare meno ingiustificata: le relazioni tra l'Italia e Francia e Inghilterra si erano infatti deteriorate e Mussolini voleva riaprire il dialogo e risanare la ferita diplomatica. Il 18 novembre infatti queste si mossero contro lo stato fascista con le celebri sanzioni, approvate dai 56 stati di tutta la Lega meno Austria, Ungheria, Albania e Svizzera.
L'autarchia tanto promossa dal regime ora diventava quasi un obbligo, il Duce si appellò al popolo italico chiedendo sostituti dei materiali esteri proibiti (tra cui però non c'era il petrolio), il 18 dicembre avvenne il caso più significativo fu infatti la Giornata della Fede dove le donne italiane donarono il proprio anello d'oro sostituito da un altro di metallo comune.
Mussolini non si fermò qui, visto che principalmente la colpa delle sanzioni venne attribuita al ministro degli esteri Eden e al popolo inglese avvenne una forte campagna anti-inglese definito "il popolo dei cinque pasti". Il Minculpop (Ministero della Cultura Popolare) bandì tutti gli scrittori britannici tranne Shakespeare e Shaw, vennero censurati modi di dire e parole provenienti dall'inglese, venne chiuso l'Albergo Eden di Roma per il nome che richiamava quello dell'odiato ministro.
Secondo quest'ultimo le sanzioni avrebbero costretto in poco più di mese alla resa dell'Italia ma Eden non aveva fatto i conti con l'abile propaganda fascista e le risorse popolari.

Lezione 5: Compromessi e piani pacificatori

Compromessi e piani pacificatori
Anche nel clima punitivo delle sanzioni la Gran Bretagna ritentò la soluzione diplomatica tra i due contendenti, con il nuovo ministro Hoare.
Le pretese iniziali italiana erano piuttosto consistenti: tutti i territori occupati fino ad allora e una zona attorno all'atuale Gibuti per collegare le due già colonie, anche se queste vennero soddisfatte dal governo inglese di Baldwin (venne offerta la Dancalia, nel nord dell'Abissinia, l'Ogaden e le province di Adigrat e Axum) il Duce cambiò idea con le prospettive di conquista che il maresciallo Badoglio gli sottoponeva.
Una modifica alle offerte venne operata dal primo ministro francese Laval, che definì quindi il Piano Laval-Hoare secondo il quale:
-l'Italia avrebbe annesso la regione del Tigrai (fino alla città di Dessiè) all'Eritrea italiana, l'Ogaden alla colonia Somala, in più avrebbe ottenuto una vasta zona nel sud sotto controllo economico;
-l'Etiopia avrebbe ottenuto il desiderato sbocco sul mare nei dintorni di Assab.
La proposta così formulata fu oggetto di dibattito tra i ministri fascistie, venne convocato il Gran Consiglio del fascismo da Mussolini stesso. Tuttavia la decisione non andrà all'Italia, bensì la proposta venne ritirata dal ritornato Anthony Eden al ministero degli esteri inglese. La guerra sarebbe continuata.

Frontiera
De Bono lasciò il fronte italiano in condizioni seriamente pericolose, anche se le conquiste furono molte e veloci infatti le truppe si schierarono senza alcuna tattica e se si fosse presentato il nemico sarebbero risultate molto vulnerabili. Badoglio aveva in più ordini precisi: sbaragliare le armate etiopi in fretta.
Le principali operazioni di riorganizzazione tattica del fronte furono la creazione di un nuovo corpi d'armata per la difesa della città di Macallè e una ritirata per poter unire meglio le divisioni e rendere più difficili eventuali accerchiamenti.
Ma anche il Negus si mobilitò: il 15 dicembre le armate del Ras Immiru si dirigeva verso Debra Marcos cercando di riprendere le città di Adua e Axum, avvenne poi l'unica sconfitta italiana della guerra sempre lo stesso giorno contro le truppe del Ras Cassa, più a sud di Debra Marcos. Il morale nemico si stava rianimando, Badoglio doveva fare qualcosa e lo fece.

Lezione 6: Le azioni di guerra e le battaglie più salienti

War!
Nuove truppe (inviate dall'Italia), nuovo fronte e nuovo maresciallo: la guerra riparte ricca di novità e di scontri. Le truppe etiopi nel 1936 erano quasi tutte ammassate nei dintorni di Macallè: zona di forte importanza strategica ma di scarse possibilità di vittoria vista la concentrazione di forze nemiche, Badoglio doveva attaccare sul fianco, a est della città, il 19 gennaio ci fu la battaglia, denominata 1° battaglia del Tembien, quando il Generale Bastico attaccò due degli schieramenti etiopi, la vittoria fu abbatsanza facile, così non successe però per la colonna di uomini affidata al capitano Diamanti, che spingendosi troppo in là nelle manovre offensive venne attaccata dal Ras Sejum con perdita di 355 uomini, questo continuò la sua offensiva contro la divisione 28 ottobre, situata parecchio a ovest. Lo scontro fu quasi pari e molto duro, si protrasse dal 21 al 24 gennaio, quando la colonna di soccorso inviata da Badoglio e affidata al generale Vaccarisi raggiunse il luogo della battaglia. In questa pericolosa situazione si fece uso dei famosi fast tossici, ben 1700 kg.
Le perdite furono pesanti: 8000 uomini per gli uomini del Negus e un migliaio per gli italiani, le forze comunque rimanevano consistenti soprattutto quelle etiopi, ancora sui 200.000 uomini, senza contare quelle schierate nell'Ogaden e in Addis Abeba. Il 9 febbraio si passò ancora all'offensiva italiana con la battaglia dell'Endertà, combattuta nell'Amba Aradam (nome dal quale deriva la famosa espressione) ora luogo di concentrazione di forze armate, quasi tutti i rimanenti della battaglia del Tembien, anche Basoglio tuttavia schierò le sue forze di 70.000 uomini, non ci fu tuttavia il grande scontro che ci si aspettava, il Negus ordinò quasi subito la ritirata e le perdite furono inflitte pesantemente durante questa fase, una decimazione.
Sempre più convinti e galvanizzati gli italiani attaccarono ancora il 27 febbraio ancora nel Tembien (2° battaglia) eliminando definitivamente le armate di Ras Cassa e Sejum, rimaneva solo il terzo comandante Immiru, sbaragliato nella Battaglia dello Scirè il 3 marzo. Intanto il terribile Rodolfo Graziani colpì duramente gli 80.000 uomini nell'Ogaden occupando Neghelli e molte altre città.

Fuori dai confini abissini
L'occupazione della Renania da parte di Hitler fece riaffacciare il Duce ai problemi della politica estera italiana, completamenti assorbiti dalla guerra in corso. La strategia fu sempre la stessa: porsi come intermediari.
Per questo motivo il governo italiano elaborò un nuovo piano di soluzione pacifica annettendo "solo" 4 quinti dello stato d'Etiopia: solo la capitale e i dintorni sarebbero rimasti "indipendenti", anche se sotto dominio ideologico-economico italiano. Anthony Eden, già con mire di indurire le sanzioni economiche italiane, bocciò completamente la proposta e quindi questa non passò alla Società delle Nazioni.
La guerra doveva concludersi e ormai era già stata imboccata la strada di avvicinamento alla Germania, una strada ora lasciata libera con il rifiuto di Eden.

Lezione 7: Le ultime battaglie, la vittoria e le conseguenze

Le ultime battaglie
L'Italia stava trionfando contro l'Etiopia, dopo due mesi densi di scontri e di avvenimenti dell'esercito etiope infatti rimanevano solo le armate a disposizione del Newgus, pronto a combatterew fino all'ultimo per salvare almeno il prestigio nazionale. Il 21 marzo infatti fece lui la prima mossa dirigendo l'armata verso Mai Ceu per uno scontro quasi suicidita contro quasi tutti i soldati di Badoglio. Il 31 la battaglia svolse rapidamente a favore degli italiani. Il 2 aprile nuovamente ci fu l'attacco ma non vennero intaccate le difese dei fascisti e il Negus fu costretto alla ritirata quando altri caduti furono fatti dall'aviazione e dai suoi mezzi che conosciamo. Il 20 aprile cominciò la marcia verso la capitale Addis Abeba.
Dall'altro fronte Graziani sbaragliava i soldati nemici prima il 15 aprile e poi il 25. L'8 maggio, a guerra ormai conclusa raggiunse Badoglio a Dire Dadua.

Vittoria!
Hailè Selassiè il 2 maggio si diede alla fuga grazie ad un incrociatore fornito dal Regno Unito, il 5 maggio a poche ore dalla meta finale Badoglio telegrafò a Mussolini dell'imminente arrivo. La sera stessa avvenne il grande discorso da Palazzo Venezia, nel classico stile del Duce.
L'Italia ottenne il titolo di Impero e il re Vittorio Emanuele III divenne anche lui imperatore, nonostante questo la situazione cambiò ben poco data la grande povertà della regione. Tuttavia il consenso si rivolse quasi tutto alla causa fascista, avvicinando i liberali come Vittorio Emanuele Orlando e alcuni intellettuali antifascisti dell'epoca non ancora confinati.
Un episodio curioso fu quello della moglie di Mussolini, Rachele che consigliò profeticamente al marito di fermarsi lì con le conquiste, aveva ragione? Se pensiamo agli anni puù tardi capiremo che la decantata saggezza della donna viene confermata.
Le perdite furono massicce circa 4000 morti tra nazionali e eritrei, da aggiungere a 450 operai caduti nella costruzione di strade. Il bilancio economico fu invece disastroso, la guerra costò 12 miliardi di lire del tempo e creò un enorme buco finanziario nelle casse già povere dello Stato. Le sanzioni furono revocate il 15 giugno.

E l'Etiopia?
La pace non venne fatta in un giorno, le lotte partigiane continuarono anche guidate dai principali Ras che già avevano combattuto, tranne per gli opporturnisti che passarono con il governo italiano e punirono i connazionali ribelli.
Il Negus Hailè Selassiè I si esibì per l'ultima volta alla Società delle Nazioni con un discorso provocatorio e pieno di insulti al governo fascista che gli costarono l'allontanamento dall'assemblea...Le potenze democratiche comunque non fecero una piega e nel complesso il discorso fu assolutamente inutile.


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