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ANALISI GEOPOLITICA DELLE ZONE CALDE DEL MONDO
di
Federico Konstitution

Lezione 1: Introduzione al corso

Innanzi tutto, benvenuti al primo corso da me tenuto per l'Imperiale Università di Studi. Prima di addentrarci all'interno del corso vero e proprio, ho pensato di iniziare con una lezione preliminare ove analizzare il significato della materia, i suoi metodi di approfondimento e il senso stesso di questo corso. Inoltre, insieme, analizzeremo il piano di studio, che prevede l'analisi, come vedremo, di 3 macroaree geopolitiche e relative crisi e instabilità.

Perchè studiare o comunque leggere di Geopolitica delle Zone Mondiali Calde? Si possono dare tante risposte a questa domanda, io darò la mia personale, che è anche il motivo che mi ha spinto a tenere questo corso. Bisogna approfondire le questioni di politica internazionale delle zone a rischio di scontro o comunque instabili per cercare di comprendere gli errori che hanno portato al formarsi di quella determinata situazione, e in futuro, cercare di evitarli. La politica territoriale è utile a capire quella internazionale, poiché ogni scambio economico, diplomatico, sociale ecc si basa sull'evolversi della situazione del territorio in cui viene svolto, e alla sua geografia umana. Infatti è importante capire anche perchè una certa popolazione si è stabilita in quelle terre specifiche e le ha dichiarate patria.

Scomponiamo il termine “geopolitica”. Esso è formato da “geo”, che deriva dal greco γεω, che vuol dire appunto terra, e dal termine “politica”, che deriva dal greco politike, che vuol dire cittadinanza, e ancora prima da pόlis, che vuol dire città, fortezza. La politica della Terra. Questo è il succo della nostra materia, il succo del nostro corso.

I metodi che utilizzeremo per svolgere questa analisi saranno il ricorso e l'analisi di informazioni storiche reperibili da fonti sempre rese consultabili mediante link o comunque riferimenti bibliografici, l'utilizzo, ove possibile, di cartine tematiche che illustrino visivamente le varie situazioni, la lettura di articoli e trattati, documenti ecc. Sarà un lavoro lungo, ma non abbiamo nessun limite di tempo, e ce la prenderemo comoda.

Chi si cimenta o comunque si interessa a questo corso ha due obiettivi principe: la volontà di capire meglio il mondo in cui vive, e la necessità di apporre solide basi su cui cercare di costruire un futuro migliore. Altre doti o capacità particolari non sono richieste. E state tranquilli, non vi saranno dati compiti a casa! Tutto quello che dovrete fare è sedervi comodi e leggere i documenti, discuterli eventualmente insieme ecc. Ma le modalità per le discussioni saranno spiegate in seguito.

Il piano di studio prevede l'analisi di tre macroaree e di alcune microzone di esse. Le tre macroaree sono, in ordine di trattazione:
-Medioriente (Con attenzione particolare per Israele, Palestina, Iraq e Afghanistan)
-Europa Orientale (Con uno sguardo soprattutto sulla Cecenia e l'ex-Jugoslavia)
-Africa Occidentale (Con approfondimenti su Liberia, Somalia, Ruanda)

Lezione 2: Il medioriente

Benvenuti alla seconda lezione del Corso di Analisi Geopolitica delle Zone Calde Mondiali. In questa lezione parleremo del medioriente, soffermandoci in particolare sul conflitto Israelopalestinese, sull'Iraq e sull'Iran. Partiremo però da un'analisi generale dell'area, che dal punto di vista geopolitico, si presenta delle più complesse a livello mondiale, per la sua vasta diversità di etnie e culture, per le sue sterminate ricchezze e infinite povertà, una terra di contrasti e conflitti.

L'occidente ha conosciuto e ha rivolto la sua attenzione al problema mediorientale quando, nel 1945, alla fine del secondo conflitto mondiale, non sapendo dove mettere i 153.000 ebrei sopravvissuti all'Olocausto, e i successivi 687.000 profughi dal mondo arabo, li fece confluire tutti nel territorio della Palestina. Gli inglesi favorirono questo flusso migratorio, ma lo limitarono al tempo stesso, volendo mantenere buoni rapporti con gli stati arabi, che di cattivo occhio vedevano quei sionisti alla ricerca di un suolo dove piantare la propria bandiera. La comunità internazionale, nell'epoca della comunicazione globale, fu irritata dal comportamento inglese, e spinse per la creazione di uno stato totalmente ebraico in Palestina. Queste tensioni fanno crescere alcune organizzazioni terroristiche ebree, che raggiungono il culmine della violenza con l'attentato all'Hotel King David di Gerusalemme nel 1946, quando un gruppo terroristico chiamato Irgun fece più di cento morti con una bomba. L'ONU prende quindi le redini della questione israelopalestinese. E qui ci fermiamo, per riprendere il discorso più nel dettaglio successivamente. Le luci dell'informazione si accendono sul medioriente, che in quel periodo, dopo le tensioni tra gli inglesi e la corrente nazionalista al potere in Iraq, viveva un periodo di relativa calma, con l'insediarsi al governo iracheno il filobritannico e modernista Nuri al-Sa'id. In Iran è appena iniziata l'epoca dell'occidentalizzazione e della modernizzazione e la forzata secolarizzazione del paese. L'intera area è ormai controllata da russi, americani e britannici, ma la zona è una polveriera. Il tentativo di scrollarsi di dosso l'opprimente potere occidentale causa la nascita di vari gruppi fondamentalisti, che già dagli anni cinquanta, inziano a colpire punti strategici militari e civili. Anche se nessuno ancora lo sa, sta nascendo l'epoca della perpetua e invincibile guerra al terrorismo. Uno stato se la cava bene, finanziato da americani e sovietici: E' l'Afghanistan, che grazie al suo punto strategico sul successivo scacchiere geopolitico della guerra fredda, riesce a sollevarsi da un periodo di crisi portato dal dominio dei Pathan, etnia pakistana di origine indiana.
Insomma, l'area, alla fine degli anni cinquanta, mentre in Europa si sta formando la CEE e la ricostruzione è ormai quasi terminata, è un guazzabuglio di nazionalità e forze politiche, forze che non tardano a scontrarsi.
Le polveriere della regione sono sicuramente tre: L'afghanistan, che come si è già detto, fa da separatore tra il martello americano e l'incudine sovietica; La zona palestinese, che, scrollatasi di dosso la presenza occidentale, diventa campo di guerra tra due culture, quella araba e quella ebrea, completamente differenti; l'Iraq, che dopo la salita al trono in Egitto di Nasser nel 1954, cade, quattro anni dopo, nella trappola della Repubblica, che con il colpo di stato del generale Kassem, apre le porte per il partito husseniano Baath.
Tracciando un parallelo tra queste diverse località strategiche e interessanti sia dal punto di vista storico che da quello politico, si possono notare due punti fondamentali:
1)La presenza di idee modernizzatrici, portate dalla presenza occidentale, destabilizzarono l'area abitata da etnie autoctone e abbastanza chiuse all'avvento straniero. Crearono contrasti tra forze opposte e troppo diverse tra loro per coalizzarsi. La creazione di uno stato totalmente ebreo accerchiato su tutti i fronti da nazioni arabe, per esempio, fu un grave errore dell'ONU, che ha pesanti conseguenze ancora oggi. L'influenza inglese nella zona iraco-iraniana ha portato a continui colpi di stato, a rovesciamenti dell'asse del potere, che hanno impoverito zone che già di per sè non stavano benissimo. Per non parlare dello sviluppo, sul territorio afghano-armeno, del conflitto tra americani e russi, che ha portato benessere fino a quando si è trattato di scaramucce, ma che ha devastato il paese quando si è fatta serio, un paese già in ginocchio a colpa delle politiche nazionalistiche della etnia Pathan. 2)Ovunque, il conflitto si riduce comunque a scontri di culture. Non si tratta, come per esempio nella seconda guerra mondiale, di un conflitto territoriale e di potere, basato sul tentativo di una nazione di primeggiare sulle altre. Al contrario, qui il territorio non c'entra, o non in maniera rilevante (a parte la questione palestinese, ma anche lì è meno importante di quello che crediamo). Lo scontrarsi della millenaria mentalità araba con la moderna (ma non per questo più aperta) visione del mondo occidentale ha portato l'inasprirsi delle lotte di civiltà. Oggi, grazie a mosse sbagliate condotte subito dopo la chiusura de conflitto mondiale, il terrorismo islamico sta terrorizzando l'occidente. Ma la colpa è solo nostra, che abbiamo voluto portare un modo di vedere le cose a colonizzare popoli troppo diversi dai nostri.
Ora come ora, gli interessi sono però cambiati. La presenza americana in territorio mediorientale è causata dalla paura di un nuovo e permanente periodo di austerity. Infatti, posti come Iraq, Palestina, e Afghanistan sono punti nevralgici del commercio petrolifero, oltre ad essere nelle mire di Stati Uniti ed Europa per motivi strategici. Come? Ci sta la geopolitica a spiegarlo. A)Afghanistan. Dal punto di vista delle risorse, questo paese è molto povero. L'unica vera grande risorsa che ha è l'oppio. Che fa gola ed è utilizzato da governo russo e americano ma non in maniera ufficiale, si capisce. La ricchezza dell'Afghanistan sta tutta nella sua collocazione geografica. Pensate: è il pinte di collegamento tra giacimenti di gas e petrolio della zona saudita-iraniana, è la porta verso le steppe russe e in più si trova giusto dove gli americani hanno fatto passare uno dei più grandi oleodotti mai costruiti. E tutto perchè, come si suol dire, è il "cancello dell'europa". Gli americani, complice lo scandalo Enron, si sono momentaneamente ritirati dal gioco, fornendo solo aiuti a distanza. MA ben presto le grinfie dello zio Sam ritorneranno sulla patria di Osama. E i Russi? Loro hanno altro a cui pensare: Cecenia, le manie troppo "alla kgb" del presidente... ma un pensierino allo sbocco energetico che potrebbe fornirgli il controllo di quell'area ce lo fanno sempre.
2)Iraq. Con la sua posizione strategica, è un boccone ghiotto per l'occidente, sempre sotto pressione da parte del terrorismo fondamentalista. Il regime di Saddam abbattuto (apparentemente) dagli americani, non era che il pretesto per scagliare un attacco parte di un progetto di più vaste proporzioni, già pronto da tempo. La centralità dell'Iraq all'interno dei confini mediorientali permetterà agli americani, di recente insediatisi sul suolo nazionale con basi aviotrasportate e quant'altro, di avere un avamposto per controllare più direttamente potenziali nemici, come Iran e penisola arabica; ed eventualmente sfruttare questo avamposto per scagliare potenziali attacchi di guerra preventiva verso quelle stesse nazioni che si apprestano, ora come ora, a controllare direttamente. E a tenere sotto tiro. Inoltre non bisogna dimenticare i giacimenti di gas e petrolio presenti nella zona centro-orientale. Con un governo filo-occidentale, lo sfruttamento di quei pozzi di estrazione è assicurato, ancora di più se vicino c'è una novella Aviano.
3)Israele, Palestina. Da sempre Israele è stato utilizzato dalle forze americane ed europee per controllare la situazione mediorientale più da vicino. Da quando è stato creato, lo stato israeliano è sempre stato finanziato, armato, protetto e appoggiato da statunitensi e britannici. Ora che in cantiere c'è la creazione di una Palestina nuova, senza coloni ebrei ma solo con la presenza araba, com'è giusto che essi pretendano, questo controllo diventa ancora più attento. Servizi segreti israeliani e americani da anni vanno a braccetto, ma di recente i loro contatti si sono sviluppati a dismisura, con enormi scambi di informazioni. Il pretesto ufficiale per queste transazioni è la guerra al terrorismo, ma quello ufficioso è lo spionaggio ad un potenziale nuovo membro della Lega Araba e quindi un nuovo, potenziale nemico, chiamato già, lungimiratamente e preventivamente, nemico. Vi chiederete come mai tutto questo interesse per una striscia di terre che di importante e fruttifero al suo interno ha solo Gerusalemme. Lo sbocco a mare che fornisce la Palestina è incredibilmente importante per Israele, che importa quasi tutto, visto che permetterebbe agli israeliani di aprire le proprie porte ai commerci del mediterraneo, con notevole risparmio rispetto al trasporto su gomma. E fondamentalmente importante per gli Usa, che avrebbero, essendo alleati israeliani, un porto saldo e rinforzabile sul Mediterraneo, cosa che attualmente non possiedono.

Abbiamo visto come l'area mediorentale sia, ora più che mai, una zona ad alto tasso di rischio, una delle regioni con gli occhi della comunità internazionale sempre puntati addosso. Nelle prossime lezioni, analizzeremo da vicino Israele e Palestina e l'Iraq.

Lezione 3: La questione israelo-palestinese

Abbiamo visto come la questione israelo palestinese svolga un ruolo fondamentale nello scacchiere internazionale. Abbiamo inoltre analizzato i primi anni di vita di Israele e il suo comportarsi con gli altri stati circostanti del medioriente, e come questo periodo abbia dato vita a contrasti che si sono susseguiti oramai quasi per un secolo.
Nel 1956 l'egitto proclama la nazionalizzazione della compagnia anglofrancese che controlla gli scambi commerciali sul canale di Suez. È l'inizio della Crisi di Suez, che porterà gli Stati Uniti ad aiutare pesantemente Israele sia finanziariamente sia militarmente, per cercare di limitare il nazionalismo arabo e contrastare l'unione panarabica. Gli aiuti americani (pari a 18 miliardi dal 1950 al 1973) si traducono presto nella vittoria di Israele sugli egiziani. Il popolo di Sion occupa la penisola del Sinai. Nonostante ciò, l'immagine e la popolarità di Nasser, presidente egiziano sconfitto, è al culmine. Ed è qui che la cultura antioccidentale, e soprattutto antiamericana, inizia a svilupparsi costantemente. Infatti per Israele la vittoria non è determinante dal punto di vista geopolitico, in quanto nel 1957 è costretto a rendere il Sinai agli egiziani.
Inizia così una fase di grande crisi politica e sociale, testimonianza della quale sono i moshavin (cooperative agricole) e i kibbutzim (aziende collettive condotte da agricoltori-soldati), genitori delle future colonie. La spinta che inizialmente aveva dato origine al paese sembra essersi esaurita.
Anche qui lo scontro diventa proiezione della guerra fredda. Gli Usa infatti credono che tutta la questione araba sia un piano sovietico di sbilanciamento dell'asse politico internazionale, mentre dal canto suo Mosca appoggia lo schieramento arabo.
Nel 1961 però la RAU (Repubblica Araba Unita), creata da Egitto, Siria e Yemen nel 1° febbraio 1958, come punta di diamante dell'offensiva araba contro israele e occidente si dissolve. Israele però, progettando di deviare il corso del Giordano per costruire un acquedotto, riunisce nuovamente i paesi arabi compattamente contro di esso. Nel 1964, dopo un vertice dei paesi arabi, nasce l'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) che crea un esercito di palestinesi pronti a suicidarsi per commettere azioni di sabotaggio e terrorismo. Questi sono i fedayin, che compiono assalti e attentati terroristici su tutto il suolo israeliano. Cito a puro titolo esemplificativo al-Fatah, gruppo guidato da Yasser Arafat, allora giovane comandante.
Gli israeliani in Palestina oramai sono visti come occupanti, e la lotta armata sembra agli occhi di una popolazione araba esasperata da decenni di conflitti più o meno caldi, come una vera e propria legittimazione della riunificazione di tutti i popoli di Maometto sotto l'egida della riappropriazione di territori a loro sottratti (la Palestina).
Le tensioni si accentuano fino a sfociare nella famigerata guerra dei sei giorni, stravinta da Israele grazie anche allo sfruttamento dei precedenti aiuti americani. Gli israeliani, nuovamente impossessatasi della Penisola del Sinai, causano l'emigrazione di oltre 300.000 palestinesi. I campi profughi che si vengono a creare rafforzano l'autorità dell'OLP, che richiama gli arabi ad una lotta senza quartiere contro gli "usurpatori infedeli". Israele, per rappresaglia, si sbarazza di quasi tutti i palestinesi su territorio giordano con una strage e costringe i superstiti a scappare in Libano. L'evento sarà ricordato da tutti come "settembre nero". La lotta armata prosegue con attacchi, dirottamenti di aerei, arrivando ad azioni clamorose come il sequestro e l'uccisione di atleti israeliani alle Olimpiadi del 1972. Nel 1973 la Siria e l'Egitto attaccano con armi sovietiche, Israele, durante la festa di Yom Kippur ("festa dell'espiazione"). Vogliono recuperare i territori persi nella guerra del '67 e e risolvere definitivamente la crisi mediorientale, ancor più inasprita dal terrorismo palestinese. Subito la bilancia pende a favore degli arabi, ma i massicci aiuti americani consegnano agli Israeliani la vittoria, e l'OPEC blocca le forniture di petrolio all'occidente, bloccando completamente la produzione. Ma nel 1977 l'Egitto, che, grazie all'espulsione dei consiglieri sovietici, vuole giocare la carta del riavvicinamento all'occidente, si incontra a Camp David, su suolo statunitense con Carter per gli USA, dove firma la famosa Pace di Camp David. Si sancisce così la pace tra Israele e Egitto, che però ostracizzerà l'egitto dai paesi arabi.
La storia recente è poi nota, e non ci dilungheremo su di essa. Israele ora firma il trattato per ritirare i coloni dal territorio palestinese, ma questi non vogliono ritirarsi, ed anzi bersagliano di sassi i buldozzer mandati con l'obiettivo di abbattere i loro villaggi. L'autorità Israeliana è sempre messa in discussione, e presto, forse, vedremo la nascita di uno stato della Palestina. Virtualmente già esistente da tempo, ma a cui viene negata, da mondo occidentale e da israeliani, la sovranità.
Concludendo questa analisi storica, rimane un ultima considerazione da fare. Dovere di un buon professore è quello di far vedere a chi frequenta le sue lezioni cose che da solo magari non vedrebbe.
È curioso quanto preoccupante notare che come sfondo di partenza e di sviluppo della questione israelo-palestinese ci sia la Guerra Fredda. Gli Usa che appoggiano gli israeliani e forniscono armi e denaro, e l'Urss che appoggia il mondo arabo finanziando e istruendo i combattenti. Appendici del mondo occidentale e strumenti su un campo di battaglia più grande di loro, arabi e israeliani sono stati, per tutta la storia del '900, delle grosse marionette comandate da occidentali seduti a migliaia di chilometri di distanza. È così che si arriva a due considerazioni.
1)La causa storica del terrorismo antioccidentale siamo noi, e dell'antiamericanismo sono gli stessi americani.
2)E se, in un ipotetico background fantapolitico, Urss e Usa avessero in realtà un piano comune per spingere gli stati arabi all'autoannientamento e al conseguente loro sciacallaggio petrolifero?


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